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Una danza antica come il mondo. Femminile, sensuale, corale.
Una danza per unire terra e cielo, per trascendere la dimensione umana e raggiungere l’estasi dell’anima. Una danza per propiziare la nascita, l’amore, la vita o per diffondere armonia, gioia e fortuna. Una danza che rivela alla donna la sua più profonda essenza. Una danza che unisce le donne in un cerchio magico, una dimensione simbolica che rappresenta l’infinito, il ciclo della vita, l’energia dell’universo.

Un Racconto Tramandato nella Storia
Possiamo seguire le tracce della Danza del Ventre attraverso i secoli nell'Arte, nella Letteratura, nella Mitologia, in Egitto, in Persia, in Turchia, ma anche in Grecia antica, in Spagna, in Nord Europa e in India.
Nelle Isole Hawaii è tutt’oggi conosciuta con il nome di Hula; le donne Maori della Nuova Zelanda danzavano l’Ohelo, una danza della nascita fatta da sdraiate; in Sudan la danza delle Virgine Dinka utilizza i muscoli dello stomaco in una danza del ventre; i pigmei dell'Uganda muovono la pelvi in una danza che ricorda la sessualità e la nascita; In Spagna, particolarmente in Andalusia, le gitane eseguono la Zambra Mora, ibrido di flamenco e Danza del Ventre. La Danza del Ventre è un racconto antico quanto la vita stessa, celebra il legame indissolubile con l'essenza femminile, è la danza delle Origini.

La si incontra, come Danza Rituale, ad Efeso dove, secondo il greco Pausania, nel grande tempio di Artemide (Dea della Luna e della Fertilità) le Sacerdotesse eseguivano una danza molto antica chiamata Kordax, che consisteva essenzialmente nella rotazione dei fianchi e dell'addome.
Sembra inoltre che le Sacerdotesse di Afrodite eseguissero un assolo conosciuto come Ciftetelli (nome che nella Grecia moderna viene tuttora attribuito alla Danza del Ventre). Questa danza veniva descritta come una serie di contorsioni e ondeggiamenti accompagnati da movimenti delle spalle e del bacino (sia le braccia che il corpo imitavano i movimenti del serpente).
Alla Dea babilonese Ishtar viene fatta risalire la danza dei sette veli. Uno dei miti che la riguardano riporta la sua discesa agli inferi alla ricerca del consorte Tammuz. Ishtar varca sette porte lasciando ogni volta come pegno uno dei suoi veli, spogliandosi dell’ultimo velo davanti alla settima.

 

Nel Nuovo Testamento, nell’episodio di Giovanni Battista, si parla della danza eseguita da Erodiade. Erode, estasiato dall’esibizione, è costretto a soddisfare la richiesta della ragazza e a offrirle la testa di Battista.
Lo storico Flavio Giuseppe (Gerusalemme 37 - Roma ca. 95) la chiama per la prima volta Salomè e il personaggio verrà ripreso da Dante nel la Divina Commedia. In numerose tombe dell'Antico Egitto troviamo rappresentate donne che danzano, in occasione di banchetti privati, con movimenti tipici della Danza del Ventre, dal che si deduce che questo modo di danzare era molto diffuso in Egitto anche in epoche assai remote.

La Danza del Ventre si è sviluppata in medioriente, ma non è patrimonio del medioriente, bensì dell'umanità intera. Infatti, in diverse parti del globo si ritrovano reperti archeologici come raffigurazioni pittoriche e statuette che rappresentano donne e gruppi di donne che la praticano.
Riferire la Danza del Ventre alla sola cultura mediterranea è quindi abbastanza limitativo.
Anche nelle danze cosiddette moderne originarie di vari Paesi, pur lontani tra loro, si ritrovano tecniche simili a quelle della Danza del Ventre, come per ricordarci che le tradizioni dei diversi popoli hanno tutte un denominatore comune che non cambia da cultura a cultura. La Danza del Ventre era un mezzo per trascendere la dimensione umana, per liberarsi dai limiti materiali e pervenire a stati d'estasi. Veniva usata nei riti come tecnica per risvegliare energie profonde femminili di tipo lunare e venusiano e per richiamare e far manifestare, pervenendo all'estasi dell'anima, influenze benevole dai Mondi Superiori, Divinità e Poteri Invisibili; erano Danze Sacre Sacerdotali in cui la Danzatrice-Sacerdotessa (sacer-datrix=datrice di sacro), faceva della danza il suo rito di identificazione col Divino. Le danze avevano inoltre una funzione propiziatoria: erano un mezzo per ristabilire i rapporti tra terra e cielo, sia che esse evocassero la pioggia, la fertilità, la prosperità delle genti o che propiziassero la vittoria o l'amore, il concepimento o la nascita.

La Favola dei Giorni Nostri
Secondo la filosofia orientale non esiste un corpo troppo magro o troppo grasso, bello o brutto in quanto tale, ma ogni forma è un dono, un destino preassegnato ed è un vero e proprio dovere onorarlo e trarne il meglio. Pertanto ogni donna da alla danza una sua sfumatura che corrisponde al proprio corpo e che può esprimere tutti gli umori, i sentimenti, le emozioni e le gioie di essere donna. E' una danza per liberarsi da maschere e pregiudizi, superare timidezza e insicurezza, recuperare la propria femminilità e soprattutto il gusto della coralità. Un mezzo piacevole e gioioso per stare insieme, divertirsi e armonizzarsi danzando in cerchio l'una per l'altra riscoprendo la complicità femminile, pilastro delle società arcaiche.

Danzeranno con passione le donne che capiranno la preziosità, la sacralità e l’unicità di questa danza, che va studiata sempre (da tutti, insegnanti e non) con tanto amore e rispetto. E’ indispensabile seguire le allieve, aiutandole ad affrontare la danza con calma e serenità. I tempi di apprendimento variano da persona a persona e non ci sono limiti di età. Grazie alle sue molteplici qualità sia artistiche che psico-fisiche, permette di creare anche corsi specifici, come ad esempio danza per bambine, preparazione al parto o post parto, e così via. L'obbiettivo non è solo apprendere un alfabeto tecnico di movimenti e passi, ma di interiorizzarlo ,insieme alla musica, affinché ognuna sviluppi le proprie originalità.

Anche se tutte le danze utilizzano lo specchio come strumento didattico, è bene durante le lezioni distogliere lo sguardo da esso e posizionarsi in modo da non essere costantemente richiamate a guardarlo. L'uso dello specchio dà l'idea che la danzatrice si concentri meglio su se stessa, ma in realtà a volte la allontana da se stessa, dal proprio centro, e dal sentire con piacere i movimenti, perchè è uno strumento che punta sullo stimolo visivo che a volte rispecchia l'immagine molto critica che abbiamo di noi stesse e può contribuire a instaurare competitività nel gruppo invece che adesione.
Certo, può essere utile, ma va utilizzato con moderazione e non deve rimpiazzare il nostro specchio interiore.
Lo specchio come porta della conoscenza interiore, ci avvicina a uno sguardo non giudicante e precede lo specchio fisico che ci troviamo davanti.
Questo lavoro di interiorizzazione attraverso l'ascolto delle sensazioni del corpo, dei nostri desideri, e della consapevolezza del respiro è importante, non solo per chi inizia, ma anche per chi danza da anni, soprattutto se non ha avuto l'opportunità di concentrarsi sul "dentro",di sentire il potere del suo ventre.

Danzando ad occhi chiusi si può cercare di capire i movimenti attraverso le sensazioni che ci indicano dove si trova il corpo nello spazio, e cosa fare con una determinata musica, come la sentiamo personalmente, intimamente. A questo punto lo specchio diventa accessorio, nel senso che non deve essere fissato di continuo per cercare delle risposte che possono essere esaudite sviluppando lo sguardo interno.

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